La Consulenza Filosofica è una di quelle professioni in embrione, anche se la sua comparsa è avvenuta in Germania nel 1982 per opera di Gerd Achenbach.
Giunta in Italia alla fine degli anni Novanta, la Consulenza Filosofica è una professione non regolamentata da un albo, per fortuna o purtroppo, e per questo motivo si lascia spesso fraintendere, si lascia modificare, si lascia combinare con altri tipi di professioni: come le cosiddette professioni di aiuto, che nulla hanno a che vedere con l’ambito prettamente filosofico, che è il terreno di gioco della Consulenza Filosofica di Gerd Achenbach, a cui io e decine di altri consulenti filosofici ci ispiriamo.
Nella concezione achenbachiana, la Consulenza Filosofica non è una terapia, non è una psicoterapia, non ha alcuna funzione curativa. Achenbach stesso la definisce, forse con un certo azzardo, come un’alternativa alla terapia: un’affermazione che, a mio avviso, rischia di prestare il fianco ai fraintendimenti e alle critiche.
Non condivido questa definizione. La parola alternativa implica sempre una relazione di sostituibilità tra due pratiche dello stesso ordine. Se la psicoterapia è una pratica clinica, medica, sanitaria, allora un’“alternativa” a essa dovrebbe appartenere allo stesso campo semantico e operativo, o perlomeno condividerne lo scopo (la cura), i mezzi (tecniche validate), e la posizione epistemologica (il sapere applicato alla salute mentale).
Parlare di alternativa significa assumere che la consulenza filosofica nasca da una crisi della psicoterapia, per sostituirla nello stesso ambito d’intervento, cioè quello clinico. Ma non è così. La Consulenza Filosofica non nasce da un fallimento della psicologia: nasce autonomamente dalla filosofia. Non intende curare, ma interrogare; non sostituisce la psicoterapia, perché non appartiene allo stesso ordine. Porla come “alternativa” significa collocarla nello spazio medico-sanitario, mentre essa appartiene allo spazio del pensiero, della riflessione, del dialogo. La sua genealogia non è psicologica, ma filosofica.
La Consulenza Filosofica non è terapia. Punto. Non è un’alternativa ad altro: è qualcosa di distinto, con un’identità propria. Nella nostra stanza non esercitiamo la medicina, non pratichiamo la psicologia: facciamo filosofia. La Consulenza Filosofica non guarisce, non prescrive, non cura. Non si fonda sulla psicologia, né si serve di tecniche di coaching. È una pratica filosofica a tutti gli effetti, che si sviluppa nel terreno del pensiero, non in quello della clinica.
La Consulenza Filosofica è un’indagine sulle visioni del mondo, sui modi di pensare, sui valori etici, morali di una persona, visioni che senz’altro si accompagnano ad affezioni emotive, ma che essa si limita a interrogare filosoficamente. Si tratta di capire, per esempio, perché per un consultante sia importante continuare a mantenere certe abitudini, certi atteggiamenti, certe idee per orientarsi nel mondo.
La Consulenza Filosofica non è un rapporto dispari tra un esperto e un paziente, come avviene nelle terapie mediche. Non è un confronto passivo in cui un medico dice al paziente quali terapie assumere. Non prescrive esercizi di psicoterapia, non agisce a fronte di un Manuale Diagnostico. Non somministra piani terapeutuici né soluzioni. La Consulenza Filosofica, piuttosto, amplifica i problemi, li indaga, pone nuove domande, pone le domande giuste. Non mira alla guarigione” ma a una chiarificazione critica della propria visione del mondo, delle relazioni e dei valori, alla luce di un confronto razionale che consenta al consultante di riconoscere le proprie incoerenze, le proprie possibilità, e la propria capacità di autodeterminazione.
La Consulenza Filosofica, al contrario delle psicoterapie, interroga una parte di noi che non è l’inconscio, il subconscio, il super Io etc, non è l’indagine di un IO privato, bensì l’indagine di un IO che si confronta con il mondo. Non si può fare filosofia se non ci si confronta con il mondo esterno. Cosa si vuole risolvere, o su cosa vogliamo interrogarci, se rimaniamo chiusi in casa senza vedere il mondo? La filosofia, del resto, nasce dalla capacità dell’essere umano di meravigliarsi delle cose che lo circondano, di interrogarsi su di esse e di cercare soluzioni che non sono e non saranno mai statiche, ma in continua trasformazione. Il filosofo sa bene che le sue teorie saranno confutate da qualcun altro, magari non subito, ma lo saranno: prenderanno altre direzioni, altre forme, altri significati. That’s philosophy, babe!
Si è assistito, durante un dibattito in Spagna, a un duro confronto partito proprio da un filosofo Spagnolo che ha sparato a raffica sulla consulenza filosofica. Angelo Fasce, in un articolo apparso sul sito “La vendetta di Ipazia”, attacca a gamba tesa i filosofi consulenti partendo da un presupposto errato. Prende di mira chi definisce il proprio lavoro come “terapia filosofica”, una minoranza di filosofi che ha frainteso il concetto di Consulenza Filosofica di Achenbach, portandolo verso una definizione fuorviante, con potenziali ripercussioni legali. Tuttavia, Fasce estende il suo attacco all’intera pratica della Consulenza Filosofica, bollandola come un rifugio per filosofi disoccupati..
Secondo Fasce, la Consulenza Filosofica corrisponderebbe a questa definizione:
«La terapia filosofica ha origine in Germania, grazie a Gerd Achenbach. Questo signore decise di tornare all’ideale socratico secondo cui la filosofia deve avere un’utilità pratica e servire per vivere una vita migliore. Il che, a dire il vero, non suona male. Perciò decise di aprire il proprio studio per la pratica filosofica. Qual è stato il problema? Che fin dall’inizio Achenbach intese la pratica non tanto come un caLè filosofico in cui discutere idee e questioni interessanti, ma come una sorta di psicoterapia. Tutto era orientato a trattare persone con problemi usando la filosofia.»
Fasce Continua:
«La cosa ha ricevuto un nuovo impulso, e si è aggravata nel suo status di pseudoterapia, con la pubblicazione del libro “Più Platone e meno Prozac” di Lou Marinoff. In questo libro, la terapia filosofica è già intesa pienamente come una pseudo-psicoterapia. Basta vedere il titolo, in cui la filosofia si presenta senza pudore come un’alternativa alla medicazione prescritta in alcuni casi di depressione.»
Fasce prende in analisi il libro di Marinoff il quale, partendo da una impostazione Achenbachiana ha poi snaturato il pensiero di Achenbach orientandolo verso il coaching e la terapia più che verso la filosofia. Il titolo del libro di Marinoff è effettivamente fuorviante, ma il suo lavoro non ha a che fare con la Consulenza Filosofica di Achenbach. Un consulente filosofico serio non si sognerebbe mai di sostituire il proprio dialogo alla terapia farmacologica, anche se la consulenza potrebbe in molti casi affiancare un percorso medico, con l’obiettivo di rivedere la propria visione del mondo.
Nel suo scritto, Fasce accusa i filosofi consulenti di mascherare una terapia psicologica sotto il nome di “consulenza”, per eludere le responsabilità che deriverebbero dall’assumere formalmente un ruolo terapeutico. Scrive:
«Negli ultimi anni si è iniziato a usare il termine ‘consulenza’ come eufemismo per ciò che generalmente si chiamava ‘terapia’. Infatti, i più spudorati continuano a usare il termine senza problemi. Anche se, in generale, l’eufemismo è diventato di moda, poiché permette di eludere le responsabilità che deriverebbero direttamente nel caso di presentarsi come una terapia.»
In realtà, personaggi come Marinoff, o altri meno attenti, hanno utilizzato questo termine con finalità più comunicative che filosofiche. Tuttavia, Achenbach, nel suo libro La Consulenza Filosofica, spiega bene cosa sia la Consulenza Filosofica:
«La consulenza filosofica sulla vita, attraverso la consulenza del filosofo, è attualmente diventata un’alternativa alle psicoterapie. Essa è un’istituzione per le persone, afflitte da preoccupazioni o da problemi, che “non se la cavano” nella vita o che pensano di essere in qualche modo rimaste “impigliate”; persone che sono assillate da domande, a cui non riescono a rispondere e di cui non riescono a liberarsi; persone che sì si affermano nella loro quotidianità, ma che allo stesso tempo non si sentono sufficientemente chiamate in causa, perché hanno l’impressione che la loro vita effettiva non corrisponda alle loro possibilità. Nella consulenza filosofica si presentano individui per i quali non è sufficiente solamente vivere o semplicemente arrangiarsi, ma che piuttosto cercano di rendersi conto della propria vita, sui contorni della quale, il “da dove”, il “dentro dove” e il “verso dove” sperano di fare chiarezza. Non è raro che la loro pretesa sia quella di riflettere sulle particolari circostanze, sui frequenti intrecci e sullo strano e poco chiaro corso della loro vita. In breve: cercano la consulenza filosofica perché vogliono capire ed essere capiti. Ciò che li muove non è quasi mai la domanda di Kant “che cosa devo fare?”, ma più spesso la domanda di Montaigne “che cosa sto facendo?”»
Pertanto Fasce prende di mira tutti coloro che fanno Consulenza Filosofica senza considerare che Achenbach e coloro che si approcciano al suo metodo non la considerano una terapia né vi applicano strumenti terapeutici.
Se Fasce avesse letto autori come Ran Lahav, Gerd Achenbach, Neri Pollastri, si sarebbe accorto che la consulenza filosofica non è un blocco monolitico, ma un campo articolato, in cui esistono approcci profondamente diversi tra loro, molti dei quali dichiaratamente incompatibili con ogni forma di psicoterapia. Le sue critiche, rivolte indistintamente a tutti i consulenti filosofici, si basano su una rappresentazione semplicistica e parziale del panorama attuale, e finiscono per colpire bersagli sbagliati.
Non conosco bene la legislazione spagnola circa le condizioni e i vincoli a cui devono sottostare i medici e gli psicologi spagnoli, tuttavia, secondo me, Fasce ha una cognizione delle professioni che è alquanto fuorviante. Infatti egli afferma che:
«…un atto medico è un atto che promuove la salute e previene la malattia, fornisce cure […] e che definirsi psicoterapeuta, psicoanalista, terapeuta gestalt e simili, contribuisca alla produzione di un terreno pericoloso in cui abitano persone senza formazione sanitaria, senza iscrizione all’albo e che non applicano tecniche comprovate.»
Ma in Italia, come in Germania e in buona parte d’Europa queste professioni sono rigidamente regolamentate. In Italia, ma anche in Germania, gli psicologi devono sostenere un corso universitario della durata di 5 anni e altri 5 anni per la scuola di specializzazione. In Italia gli psicologi devono sostenere un esame di Stato per potersi iscrivere all’ordine, a prescindere se si è o no psicoterapeuti. In Germania, oltre ai sopracitati obblighi delle professioni mediche, è possibile diventare consulente psicologico dopo aver fatto un corso specifico di due anni che rilascia il titoli di “Heilpraktiker für Psychotherapie”, titolo ampiamente riconosciuto dal Ministero della Salute tedesco che ne regolamenta le funzioni, cioè quello di fornire consulenze psicologiche, non psicoterapie, e di affiancare nel loro lavoro terapeuti e psichiatri sia in ambito pubblico che privato. Quello che sostiene Fasce, indicando come “terra di nessuno” l’ambito psicoterapeutico, psicoanalitico, gestalt e via dicendo è una falsità assurda.
Prima di questo aveva affermato che:
«Una ‘terapia’ si definisce come un “insieme di mezzi che si impiegano per curare o alleviare una malattia. Cioè, è sempre una tecnica o principio attivo che serve per alleviare o eliminare una malattia.»
Anche qui Fasce inserisce nel suo testo un implicito del tutto incoerente con quello che fa e con quello che è la Consulenza Filosofica. Nella Consulenza filosofica non ci sono mezzi definiti, non c’è un insieme di mezzi che servano a curare. L’unico mezzo che il Consulente Filosofico ha è la sua cultura, che come dice Achenbach deve essere ampia e profonda, non per impostare un rapporto medico paziente, ma per orientare un dialogo che possa muoversi attraverso i temi più disparati che il consultante o Ospite, come lo chiama Achenbach, porta in consulenza.
I consulenti filosofici non svolgono atti medici, non forniscono cure. Le critiche di Fasce partono da generalizzazioni, attribuendo erroneamente alla consulenza filosofica il nome e i tratti della “terapia filosofica”
Fasce si chiede se la “terapia filosofica” abbia una validazione sperimentale. La risposta è no. Ma semplicemente perché non è una terapia: la consulenza filosofica non necessita di approvazioni sanitarie.
Nessuno ha bisogno di approvazione per parlare con qualcuno, parlare con un amico, fare “quattro chiacchiere”. La Consulenza Filosofica non è un atto sanitario, ma un confronto razionale fra pari. Il percorso di studi di un filosofo è profondamente diverso da quello medico: i filosofi non studiano secondo un unico programma nazionale, ma si formano attraverso una molteplicità di autori e indirizzi. In questi cinque anni di studi, si passa da Platone a Nietzsche, da Cartesio a Wittgenstein, da Aristotele a Husserl. E questo basta a spiegare la complessità di questa figura.
Fasce mostra alcuni screenshot di siti spagnoli in cui si dichiarano di “curare” ansia, depressione o disturbi sessuali, e da questi casi estende la sua accusa a tutta la comunità. È vero che il confine con la psicologia può essere scivoloso, e che il rischio di psicologismo è reale. Ma chi fa consulenza filosofica seriamente non può e non deve truffare: non può spacciare per terapia un confronto filosofico. Questo sarebbe contrario alla natura stessa della filosofia. La consulenza richiede rigore, e soprattutto integrità. L’etica non è solo un tema da discutere, ma da vivere in prima persona dal consulente filosofico.
Fasce Scrive:
«Per quanto riguarda la formazione, è evidente che le lauree in filosofia non forniscono alcuna competenza sanitaria. I corsi in “terapia filosofica” non sono riconosciuti da alcuna autorità ufficiale (per esempio, ANECA in Spagna) e non coinvolgono nessun professionista sanitario tra i docenti – probabilmente perché ciò comporterebbe l’espulsione dagli ordini professionali.»
Ovvio, le lauree in filosofia non abilitano alla professione psicologica, tuttavia in Italia esistono corsi universitari in Consulenza Filosofica offerti da Università Statali come Cà Foscari, la Regina Apostolorum, Roma tre, tutte rilasciano certificazioni valide al fine di conseguimento crediti.
Nel libro molto bello, Le ragioni del dolore: Etnopsichiatria della depressione, l’autore racconta di come il greco Democrito se ne stesse isolato nelle caverne alla periferia della città per scuoiare e studiare animali per comprendere le origini della malinconia. Per questo devo ricordare a Fasce che, sebbene la consulenza filosofica non sia una professione medica, la maggior parte delle professioni mediche, compresa la psicologia, fondano le loro origini nella filosofia a cominciare da quella greca.
Per concludere: molte delle questioni oggi trattate dalla psicologia e dalle neuroscienze sono già state affrontate, in altre forme, nella riflessione filosofica. Dalla psiche platonica all’inconscio nietzschiano, la filosofia continua a offrirci strumenti per pensare. Ma guai a confonderli con le terapie.
© Antonino Condorelli 2025
BIBLIOGRAFIA:
G. Achenbach.
La Consulenza Filosofica, Apogeo, Milano 2002, P.12.
P. Coppo.
Le Ragioni del Dolore, Bollati Boringhieri, Torino, 2005.
