Ci sono periodi in cui una persona continua a fare ciò che ha sempre fatto e tuttavia avverte che le parole con cui si è spiegata la propria vita non funzionano più nello stesso modo. Il lavoro che fino a ieri sembrava una direzione comincia a sembrare soltanto un’abitudine. Una relazione che pareva avere un posto chiaro nella propria storia apre domande che erano rimaste sullo sfondo. Il tempo passa, il corpo cambia, i figli crescono, i genitori invecchiano, una decisione rimandata torna ogni giorno e chiede di essere affrontata.

A volte sappiamo perfettamente che cosa sta accadendo e non sappiamo che cosa farne. Altre volte sentiamo soltanto una specie di attrito tra la vita che conduciamo e ciò che, in qualche modo, continuiamo a considerare importante.

È in questo territorio che lavora Idiologos.

La consulenza filosofica prende sul serio le questioni esistenziali perché appartengono da sempre al lavoro della filosofia. Libertà, responsabilità, amore, amicizia, giustizia, morte, felicità, paura, identità, senso, rapporto con il tempo e con gli altri non sono problemi comparsi ieri e non possono essere ridotti a inconvenienti da eliminare. Sono questioni attraverso le quali gli esseri umani hanno cercato per secoli di comprendere che cosa significhi vivere e in quale modo desiderino farlo.

Quando parlo di disorientamento esistenziale penso a quei momenti in cui una persona non riesce più a riconoscere con chiarezza quali criteri stiano guidando le sue scelte, oppure scopre che valori importanti entrano in conflitto tra loro. La filosofia rinuncia alla pretesa di curare questa condizione e la sottopone a un lavoro di pensiero, cercando di capire quali idee la attraversino, quali valori la orientino, quali convinzioni siano state ereditate senza essere mai veramente discusse e quali alternative siano rimaste fuori dal campo visivo.

Antonino Condorelli ascolta un ospite durante un incontro di consulenza filosofica in uno studio con libri

Immaginiamo una persona che dica: «Non so se lasciare il mio lavoro».

La prima tentazione sarebbe cercare immediatamente vantaggi e svantaggi, sicurezza economica, prospettive future, distanza da casa, possibilità di carriera. Tutti elementi importanti, che però potrebbero lasciare senza risposta la domanda decisiva. Che cosa considera questa persona una vita riuscita? Quanto conta per lei la stabilità e quanto conta la libertà? Il lavoro deve soprattutto garantire sicurezza, esprimere capacità, offrire riconoscimento, lasciare tempo, permettere di sentirsi utili? Se due di questi valori entrano in conflitto, quale ha davvero la precedenza e perché?

La consulenza filosofica comincia spesso nel momento in cui il problema pratico mostra il sistema di idee che lo sostiene.

La competenza filosofica del consulente non coincide con la capacità di distribuire dottrine o citazioni, perché il cuore del lavoro sta anche nel saper porre, sviluppare e discutere criticamente una questione. Il filosofo può mettere a disposizione strumenti concettuali, capacità di analisi, attenzione al linguaggio, alle inferenze e alle contraddizioni che attraversano un ragionamento. Questo permette di lavorare sulla domanda dell’ospite senza trasformare l’incontro in una lezione di storia della filosofia.

Per la stessa ragione, durante una consulenza potremmo parlare di Aristotele, Seneca, Nietzsche, Simone de Beauvoir o Hannah Arendt, e potremmo anche trascorrere un’intera ora senza nominare alcun autore. La tradizione filosofica entra nel dialogo quando aiuta ad ampliare il problema, quando introduce una distinzione utile, quando mostra che una certezza apparentemente ovvia ha una storia o quando permette di vedere una possibilità che fino a quel momento non avevamo considerato.

Chi viene da Idiologos non ha bisogno di conoscere la filosofia; basta che porti una questione che abbia realmente peso nella propria vita.

Può essere la paura di invecchiare. In quel caso potremmo chiederci quale immagine della vecchiaia stia alimentando quella paura, che cosa la nostra società considera ancora degno di valore quando diminuiscono produttività, bellezza, forza o possibilità, e quanto di quell’immagine sia diventato parte del nostro stesso giudizio.

Può essere una relazione. Potremmo allora scoprire che il conflitto non riguarda soltanto ciò che l’altra persona ha fatto, ma la nostra idea di fedeltà, di reciprocità, di libertà dentro un legame, oppure le aspettative che abbiamo associato alla parola amore.

Può essere la morte. Pensarla filosoficamente significa poterla riportare dentro la comprensione della vita, senza farne un tabù e senza consegnarla per forza a una risposta consolatoria. La filosofia ha interrogato la finitezza fin dall’antichità perché sapere di avere un tempo limitato modifica inevitabilmente il modo in cui attribuiamo importanza alle cose.

Può essere, più semplicemente, quella sensazione difficile da descrivere per cui tutto sembra andare avanti e tuttavia qualcosa non torna. Umberto Galimberti ha legato la domanda di senso anche al mondo contemporaneo, nel quale efficienza, funzione e prestazione possono diventare criteri dominanti fino a rendere più difficile capire per che cosa valga la pena vivere. Non occorre condividere ogni parte della sua diagnosi per riconoscere il problema: esistono momenti in cui il disagio nasce anche dal rapporto tra la persona e il mondo di valori nel quale è immersa.

Qui la filosofia ha ancora molto da fare.

Può chiedere da dove venga un’idea di successo. Può mettere in discussione la convinzione che una persona valga quanto produce. Può chiedere che cosa intendiamo quando diciamo di volere essere felici. Può mostrare che una scelta apparentemente individuale dipende da immagini della vita ricevute dalla famiglia, dalla cultura, dal lavoro o dall’ambiente sociale. Può aiutare a distinguere ciò che desideriamo da ciò che crediamo di dover desiderare.

Questo lavoro non promette che alla fine di ogni incontro ci sarà una risposta pronta. Alcune domande diventano più difficili proprio perché cominciamo a comprenderle meglio. Può accadere però che cambino forma, che una contraddizione diventi visibile, che una parola usata per anni acquisti finalmente un significato più chiaro, oppure che una scelta venga vista dentro un orizzonte più ampio.

Luca Bertolino definisce la consulenza filosofica come una prestazione professionale filosofica senza finalità terapeutiche e richiama la necessità di mantenere chiari i confini con la cura clinica. È una distinzione che considero fondamentale. Se una persona ha bisogno di assistenza psicologica, psichiatrica o medica, deve potersi rivolgere ai professionisti competenti. Le domande esistenziali, tuttavia, non scompaiono per questo dal campo della filosofia. Possiamo stare bene o male, essere in terapia oppure no, e continuare a domandarci che cosa abbia valore, come desideriamo vivere, quali responsabilità riconosciamo, che cosa significhi per noi amare, scegliere, perdere, invecchiare o morire.

Idiologos nasce per creare uno spazio professionale nel quale queste domande possano essere pensate con serietà e senza la pressione di dover arrivare rapidamente a una conclusione.

Il primo incontro parte dalla questione portata dall’ospite. Cerchiamo di capire come la racconta, quali parole usa, quali giudizi considera già acquisiti, quali valori sembrano entrare in conflitto e quale idea di sé e del mondo emerge dal suo racconto. Da lì il dialogo prende forma. A volte bisogna restringere la domanda, altre volte bisogna allargarla. A volte serve distinguere due concetti che sembravano coincidere, altre volte serve capire da dove proviene una convinzione che sembrava del tutto personale.

È un lavoro che richiede tempo, attenzione e disponibilità a mettere in discussione anche le proprie idee. Da parte mia richiede la responsabilità di non sostituire il mio giudizio a quello dell’ospite e di non trasformare il patrimonio filosofico in un repertorio di risposte autorevoli da applicare alla vita degli altri.

Se dovessi dire in poche parole che cosa fa davvero Idiologos, direi che offre un luogo nel quale una persona può portare una questione della propria vita e sottoporla a un lavoro filosofico, cercando di comprendere i valori, i concetti e le immagini del mondo che la orientano.

Da questo lavoro può nascere una decisione, una domanda formulata meglio oppure la scoperta che il problema per cui si era arrivati aveva una forma diversa da quella immaginata all’inizio.

In tutti questi casi è accaduta la stessa cosa: abbiamo cominciato a pensare la vita da dentro la vita stessa.

Gli incontri di Idiologos si svolgono online per persone italiane che vivono in Italia o all’estero. Per chi vive nell’area di Amburgo, Buxtehude e Stade è possibile incontrarsi anche in presenza.

Se c’è una questione alla quale senti di voler dedicare pensiero, puoi raccontarmela attraverso il modulo contatti di Idiologos: